Interdittiva antimafia per La Repubblica Salvo Palazzolo Nunzio Trinca, il re delle pompe funebri di Palermo

Interdittiva antimafia per La Repubblica Salvo Palazzolo Nunzio Trinca, il re delle pompe funebri di Palermo

Interdittiva antimafia per La Repubblica Salvo Palazzolo Nunzio Trinca, il re delle pompe funebri di Palermo


Nunzio Trinca

Il provvdimento firmato dal prefetto Maria Teresa Cucinotta. Le indagini della procura di Palermo raccontano che l’impresario è stato sorpreso a incontrare boss. Il suo gruppo ha sponsorizzato la campagna elettorale del sindaco Lagalla

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Dal 1978 ad oggi è stato il protagonista di un’ascesa inarrestabile: dai funerali alla formazione regionale per gli operatori del settore, ai lavori nei cimiteri più grandi della provincia. Ora, Nunzio Trinca finisce al centro dell’attenzione del prefetto di Palermo Maria Teresa Cucinotta, che nei giorni scorsi ha firmato due interdittive per il “re” delle pompe funebri. I provvedimenti riguardano il gruppo “Aurora assistance” e il “Centro servizi funebri”. A fare scattare i provvedimenti sono state le pesanti ombre sull’imprenditore emerse nel corso delle indagini della procura di Palermo riguardanti alcuni clan cittadini. Come ha raccontato “Repubblica”, Trinca ha frequentato alcuni mafiosi: non è finito indagato, ma i suoi incontri hanno comunque attirato le attenzioni dell’antimafia.

La mattina del 21 dicembre 2017, il “re” delle pompe funebri andò a trovare due autorevoli boss di Brancaccio, Luigi Scimò e Salvatore Testa, nell’appartamento di via Fratelli Campo 33, che il clan aveva trasformato in quartier generale. L’impresario non sospettava che lì davanti fosse stata piazzata una telecamera dalla sezione Criminalità organizzata della squadra mobile. A casa, c’era pure una microspia, che ha registrato l’intero colloquio. Parlavano non solo di affari nel settore delle pompe funebri, ma anche del business delle ambulanze private. Nel rapporto alla procura, i poliziotti hanno ricordato che Nunzio Trinca «annovera numerosi precedenti penali, tra i quali detenzione di sostanze stupefacenti e associazione per delinquere finalizzata al contrabbando».

Il 2 aprile 2020, i carabinieri del nucleo Investigativo si sono invece ritrovati davanti Trinca mentre seguivano il capomafia dello Zen Francesco L’Abbate. Un altro colloquio è stato intercettato. E c’è pure un terzo episodio: l’11 febbraio di quell’anno, Nunzio Trinca era stato sorpreso a parlare con un esattore del pizzo di Brancaccio, a cui poi diede 200 euro. «Io sono a disposizione — disse l’impresario, che non voleva dare altri soldi — io ho già tre detenuti… ci vogliono diecimila euro per voi». Trinca assume i detenuti in semilibertà. Un’attività di per sé lecita, ma lui si dà sempre un gran da fare in questo settore che piace ai boss. «Io ho tre detenuti — ripeteva — mi hanno mandato a chiamare al commissariato Brancaccio, mi stanno arrivando altri tre detenuti e mi sono fatto l’abbonamento della messa in regola, ma stiamo scherzando? Ci vogliono diecimila euro per voi, io sono a disposizione».

A queste accuse ha replicato il figlio di Trinca, Francesco, con un’intervista al nostro giornale. Ci ha detto: «Mio padre ha fatto solo del bene. Noi siamo sempre a disposizione di chi chiede i nostri servizi. Può essere un giudice, un poliziotto o un delinquente. A noi non importa chi sia». I Trinca rivendicano il diritto di essere imprenditori a tutti i costi. Con la passione per la politica. Nel 2017, Francesco Trinca è stato candidato alle Regionali per il centrosinistra, alle ultime amministrative la famiglia di impresari funebri ha invece sostenuto Roberto Lagalla. L’altro figlio di Nunzio, Alessandro, è stato pure candidato al consiglio comunale, ma non è stato eletto. Francesco Trinca ha detto a “Repubblica”: «Lagalla, come assessore regionale, ha finalmente attuato le norme che regolamentano la formazione obbligatoria nel settore». E i Trinca hanno lanciato il loro ultimo business.

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